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  • Immagine del redattoreMarco Zagonara

LA (MIA) VERITA’ SUL LINGUAGGIO DEL CORPO: possiamo leggere le persone come libri?

Linguaggio del corpo: si vedono fiction dove personale altamente specializzato delle Forze di Polizia legge segnali “non verbali” che tradiscono il sospettato, rivelando se sta mentendo o nascondendo qualcosa.

Cos’è un segnale non verbale? E’ un segnale che il nostro corpo trasmette senza l’uso del linguaggio parlato. Si parla quindi di “linguaggio del corpo” riferendosi quindi all’interpretazione che un osservatore esterno dà alla posizione, ai movimenti, ecc. del corpo o di parte di esso (bocca, occhi, mani…) della persona, diciamo, “osservata”.


Linguaggio del corpo

Sarebbe davvero bello se, osservando i segnali non verbali, potessimo veramente capire tutto quanto l’altra persona non dice. Ma davvero è possibile? Come su tutte le cose, specialmente quelle che riguardano aspetti psicologici, ogni persona che ascolterete vi darà la propria interpretazione sull’argomento. Eccovi, quindi, il mio personalissimo pensiero.

 


1.      Le basi della lettura dei segnali non verbali


Una frase che spesso si sente è: “Il corpo non può mentire”. Questo perché alcune posizioni assunte dal corpo, alcuni gesti involontari, ecc. sarebbero decisi non dalla parte cosciente della nostra mente, ma da quella che non si vede in superficie, ma che segretamente controlla tutte le nostre azioni: l’inconscio. O, almeno, così pensa la maggior parte della gente.

La PNL (programmazione neuro linguistica) ha alimentato questa percezione inserendo gli accessi oculari: quando la nostra mente accede a determinate aree del cervello, i nostri occhi farebbero determinati movimenti che possono rivelare che tipo di pensiero stiamo facendo dall’osservazione, appunto, di tali movimenti. Ma uno dei collaboratori dei padri fondatori della PNL stessa, Robert Dilts, ha rivelato che negli anni 70/80 del secolo scorso era un convintissimo fautore di questa teoria, ma successive osservazioni hanno dimostrato che: gli accessi non sono uguali per tutti, magari qualcuno ha movimenti oculari che seguono una sua strategia di pensiero che può anche non essere la stessa tutte le volte, a volte i movimenti sono speculari nei mancini e a volte no, a volte accessi oculari ed accesso a determinate aree del cervello sono proprio scollegati… e quindi si può considerare valida questa teoria nel 60% dei casi… quindi il 40% dei casi no. Poco più precisa del lancio di una monetina, direi.

Altre teorie dicono che la personalità di una persona si rivelerebbe con gesti simbolici che una persona farebbe, oppure con la scelta di determinati colori nell’abbigliamento… ma proprio queste teorie dicono di simulare certi gesti e scegliere un determinato abbigliamento proprio per fingere di essere la persona che attrae quella che si ha di fronte, e l’inconscio (ancora lui!) dell’altra persona ci farebbe riconoscere diversi da come siamo, e precisamente il tipo di persona che la attrae (non è il “ricalco” del capitolo 5).

Inoltre, è vero che una personalità aggressiva può manifestarsi con movimenti aggressivi, e che una persona più tranquilla di solito ha movimenti contenuti. Ma quante volte, al telegiornale, i vicini di casa di qualche riconosciuto “serial killer” affermano di non essersi mai accorti delle attività criminali di quest’ultimo ed affermano, invece, di averlo sempre visto comportarsi con correttezza?

Quindi, come funziona davvero tutto questo?

 


2.      Lo stesso segnale può avere diversi significati


Sembra che gli unici segnali che possono garantire un minimo di certezza siano le cosiddette “microespressioni”, cioè espressioni di durata brevissima (1/4 di secondo), perché pare manifestino realmente l’emozione che la persona prova in quel momento, e sembra siano quasi impossibili da nascondere e da simulare.

Ma sapere realmente quale “processo interno” ha causato quell’emozione della quale abbiamo visto la spontanea manifestazione… è un’altra cosa. Magari una microespressione di disgusto quando il poliziotto parla della vittima con il presunto colpevole, potrebbe dipendere dal disprezzo verso la vittima da parte della persona se è colpevole, oppure dal disprezzo verso il vero colpevole se la persona è innocente. Oppure, ancora, dal disgusto nell’immaginare la scena cruenta descritta dal tutore dell’ordine, indipendentemente se la persona sospettata sia colpevole oppure innocente. Oppure disprezzo verso la vittima da parte di una persona che la odiava, ma che non è coinvolta nell’omicidio. Abbiamo veramente delle certezze?

Altro esempio. Se una persona incrocia le braccia davanti a noi, questo gesto è conosciuto universalmente come il più classico segnale di chiusura. Ma può avere altri significati. Fra i tanti: la persona è comoda in quella posizione, la persona ha freddo, la persona ci sta sfidando, la persona è il “buttafuori” di una discoteca che in questo modo sembra ancora più grosso….

 


3.      La coerenza dei segnali


E, allora, alcune teorie dicono di contare i segnali “coerenti fra loro”: più segnali di menzogna rispetto a quelli di verità indicherebbero che la persona mente. L’approccio previsto dalla PNL (programmazione neuro linguistica), ad esempio, suggerisce di avere una certezza quando ci sono tre segnali diversi con lo stesso significato.


 

4.      L’interpretazione dei segnali è soggettiva


Purtroppo, il proverbio “chi cerca trova” vale anche in questo caso. Ricerche hanno dimostrato che, involontariamente, noi esseri umani fatichiamo ad essere oggettivi. Me compreso!

Cioè: avendo una teoria (scientifica, investigativa, giornalistica, ecc.) in testa, è normale che noi diamo maggiore peso e prestiamo maggiore attenzione agli indizi che avallano tale nostro pensiero, dando minore o addirittura nessuna importanza a quelli che la contraddicono. Quindi, attenzione: il rischio è di leggere il linguaggio del corpo di una persona e di trovare solo indizi di colpevolezza o di innocenza che dipendono più dal nostro pensiero su quella persona che da fatti reali!

Vorrei anche aggiungere: pur non riferendomi ai consulenti delle Forze dell’Ordine che sono addestrati a non lasciarsi influenzare, se leggiamo il linguaggio del corpo di qualcuno che a noi non piace perché appartiene ad una categoria sociale sulla quale abbiamo pregiudizi negativi, oppure di una persona dalla quale siamo fortemente attratti… davvero riusciremmo ad essere così oggettivi?

Non vi è mai capitato, ad esempio, nel vostro gruppo di amici, che due persone si mettessero insieme, e tutto il gruppo si era accorto della falsità di uno/a dei due, tranne il/la partner?

 


5.      Il corpo può mentire? E la mente può corpare?


Ricordiamoci, ad esempio, che molti segnali del corpo considerati indice di menzogna rientrano in realtà nella categoria dei “segnali di scarico di tensione”: indicano cioè che la persona osservata è sotto forte stress; la teoria alla base della rivelazione delle bugie è che, se rispondendo ad una domanda, la persona mostra una fortissima tensione, probabilmente sta mentendo. Non dimentichiamoci mai della parola “probabilmente”: l’interrogato potrebbe avere una forte tensione anche solamente perché quel tipo di domanda lo mette a disagio, oppure perché il fatto di trovarsi coinvolto in un’indagine lo preoccupa.

Chi di voi non ha mai avuto un compagno di classe bravissimo, che studiava e, quando ripeteva la lezione davanti a voi, la diceva perfettamente e disinvoltamente, poi… davanti all’insegnante che lo interrogava… scena muta? L’emozione lo paralizzava, e sembrava non avesse minimamente studiato! Immaginatevi sa ad un innocente accadesse la stessa cosa durante un interrogatorio: “Non vuoi proprio dirci cosa è successo quella notte? Non hai una spiegazione del perché avevi quei cacciavite in macchina?”

Poi: una delle tecniche base della programmazione neuro linguistica è il cosiddetto “ricalco”. Si basa sul fatto che, quando si crea sintonia fra due persone vicine, è normale che i loro corpi assumano pose speculari fra loro, facciano gli stessi movimenti, addirittura in alcuni casi si sincronizzano i battiti delle ciglia ed il respiro. Così, la PNL suggerisce di imitare gli atteggiamenti del corpo della persona con la quale si vuole entrare in sintonia. La persona, accorgendosi (inconsciamente, cioè non consapevolmente) del vostro “ricalco”, cioè il rispecchiare la sua posizione ed i suoi movimenti, sarà automaticamente portata a provare una sensazione di, appunto, sintonia, con una persona che IN REALTA’ STA SIMULANDO CON IL SUO CORPO UNA SINTONIA CHE NON STA PROVANDO. Diciamola pure: sta mentendo con il suo corpo!

Ecco un esempio più semplice: persone che vogliono sedurre un/una partner solo a scopo di ingannarlo/a, sono molto abili a riprodurre in maniera ingannevole con il loro corpo i segnali dell’interesse, dell’attrazione, dell’innamoramento. C’è chi dice che quando si inganna rimane sempre qualche segnale rivelatore delle reali intenzioni. Ma, se davvero è così, non è certamente facile accorgersene, altrimenti si potrebbero allontanare fin da subito le persone che vogliono solo il nostro male.

 


6.      Conclusioni: e quindi?


Se avete letto i miei precedenti articoli con argomento “neuroscienze” sul mio blog, saprete già quello che sto per dirvi: è giusto imparare a leggere ed ad interpretare i segnali che il corpo manda, ma servono solo per ricavare informazioni supplementari le quali, poi, vanno valutate nella giusta misura, tenendo conto del margine di incertezza che possono avere. Non si può valutare, ad esempio, la colpevolezza di una persona riguardo ad un crimine solo valutando le sue risposte non verbali. Ricordatevi del grandissimo buco nell’acqua che si rivelarono i vari tipi di “macchina della verità”: con sensori si leggevano parametri oggettivi del corpo: sudorazione della pelle, battito cardiaco, variazioni nelle pupille degli occhi, ecc. L’operatore faceva al soggetto delle “domande di controllo” per valutare la risposta allo stress del soggetto stesso, in modo da sapere quando costui/costei era particolarmente stressato nel rispondere alle domande che interessavano. In realtà ci si è accorti che:


  1. Una persona addestrata o semplicemente capace di farlo può alterare volontariamente le risposte del suo corpo, ingannando volutamente la macchina;

  2. Le risposte allo stress possono dipendere da talmente tanti fattori che lo stress rilevato o non rilevato dalla macchina potrebbe avere ragioni differenti dal fatto che si stia mentendo o meno;

  3. La valutazione personale e quindi soggettiva dell’operatore ha sempre un peso troppo importante.


Allora, rinunciamo a leggere i segnali non verbali? Non ne ricaviamo nulla? NON HO DETTO ASSOLUTAMENTE QUESTO. ED HO LA MASSIMA FIDUCIA NEI CONSULENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE, CHE SONO PERSONE ESPERTE E PREPARATE, E NE SANNO PARECCHIO PIU’ DI ME.

Voglio semplicemente dire che, secondo me, dall’interpretazione dei segnali non verbali non si possono ricavare verità assolute, ma è comunque una competenza comunicativa estremamente utile, che consiglio vivamente di imparare.


Zagomarco Marconara – Marco Zagonara

 

PS: per approfondire l’argomento vi consiglio alcuni libri che a me personalmente sono piaciuti davvero molto:

Allan e Barbara Pease: “Perché mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi?” Ed. BUR

Marco Pacori: “I segreti del linguaggio del corpo” Ed. Pickwick

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